La pervietà del forame ovale (PFO) è presente nel 15%-35% nella popolazione adulta sana rappresentando una variante anatomica parafisiologica. Tuttavia, negli ultimi 20 anni è stata dimostrata l’associazione tra il PFO e l’ictus criptogenetico in età giovanile.
Sebbene, spesso, non venga trovata una fonte emboligena nel sistema venoso profondo, si ipotizza che l’ischemia cerebrale in pazienti con PFO possa essere causata da embolia paradossa. Pertanto, la terapia anticoagulante potrebbe essere indicata in prevenzione secondaria.
Allo stato attuale le strategie terapeutiche proposte includono la chiusura percutanea e la terapia medica. A tutt’oggi, però, non vi sono raccomandazioni univoche della comunità scientifica cardiologica per tale setting clinico.
Con l’avvento dei NAO la gestione della terapia anticoagulante è non solo più agevole rispetto ai dicumarolici, ma anche più efficace e sicura (anche rispetto ad ASA). Tuttavia, mancano studi sul possibile utilizzo dei NAO in pazienti con PFO sintomatici per un evento ischemico cerebrale criptogenetico.
Risulta quindi plausibile un ruolo dei NAO nel paziente con ictus criptogenetica e PFO.

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